Leggevo Togliatti stamattina. E in 3 ore è stata la prima volta che ho buttato gli occhi fuori dal finestrino per più di qualche secondo. Stasera mi manca un abbraccio di cui avevo bisogno, che riprenderò tra una settimana e poco più. Ma ne avevo bisogno oggi. Una voce artificiale ha salutato dicendo che “siamo in orario” e penso sia buffo essere protagonisti e complici di questa presa in giro dove la normalità è lo sponsor del buon lavoro. Fuori è un bel giorno, il cielo sembra un pittore sincero e non invadente. Eppure ho fissato i binari all’inverso. Li percorrerò domani, tra poco, avrei voluto prima.
Poi c’è il mare, è sera. Non lo amo ma ne ho bisogno. E mi ripeto questa frase. Come se fosse un mantra che conosco ora, praticandolo da sempre. Ho un abito blu, mi sta bene, una cravatta ben annodata. Me la nota qualcuno, una signora mi sorride al ristorante. Penso a qualcosa che sia più sincero di questa passeggiata, spero in qualcosa che sia più invadente di un pensiero vuoto.